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martedì 18 febbraio 2014

Scm, rabbia e indignazione tra i lavoratori per la nuova ipotesi di affitto del sito

I lavoratori Scm durante l'assemblea
Un secco no alla nuova ipotesi di affitto della Scm di Tor Tre Ponti è stato espresso ieri dai lavoratori che si sono detti fermamente contrari all'offerta presentata in tribunale da un imprenditore nell'ambito della gara per l'affidamento del sito. I dipendenti, presenti all'assemblea, hanno preso atto della documentazione presentata in tribunale e, all'unanimità, hanno espresso un giudizio contrario all’offerta ritenendola non solo totalmente inadeguata, ma anche umiliante nei loro confronti. «Ci sentiamo offesi e umiliati da tutto questo - hanno sottolineato - non risparmiando i commenti negativi sulla vicenda. Come è possibile infatti presentare un piano industriale che prevede poche assunzioni, fatte nell'arco di quattro anni, tutte a tempo determinato e con lo stesso tipo di produzioni fatte in questi anni, che ricadrebbero in un mercato saturo e poco remunerativo che ha fatto chiudere la Scm? Ci aspettavamo ben altro...» I lavoratori, giunti ormai al nono mese di assemblea permanente all'interno del sito, sono stati sempre molto chiari sul fatto che a rilevarlo dovesse essere un gruppo industriale o un imprenditore e non certo soggetti legati al mondo della finanza. Proprio per questo l'obiettivo portato avanti con il sindacato è sempre stato quello di far ripartire lo stabilimento affidandolo ad un imprenditore con voglia di rilanciare l’azienda presentando un piano di investimenti serio e durevole. «L'offerta pervenuta - ha commentato il segretario provinciale della Femca Cisl Roberto Cecere - accentua ancora di più la precarizzazione del lavoro, perché questo nuovo imprenditore entrerebbe nella stessa nicchia di mercato nella quale operava Scm, cosa questa che, per i suoi ricavi estremamente bassi, ha portato alla chiusura dello stabilimento. Un segmento produttivo non remunerativo, dove il rischio reale è che a imporre il prezzo sia il cliente a scapito delle buste paga dei lavoratori». 
«Esprimiamo viva preoccupazione rispetto alla Scm in quanto a breve scadrà la cassa integrazione straordinaria e probabilmente i lavoratori verranno posti in mobilità e quindi licenziati - aggiunge il segretario Dario D'Arcangelis - Per questo abbiamo richiesto un incontro urgente al Prefetto Antonio D’Acunto, in presenza delle istituzioni locali e regionali e del curatore fallimentare». «Questa vicenda dai contorni poco chiari - prosegue D'Arcangelis - rischia di fare un danno ai lavoratori poiché solamente un progetto industriale serio potrà davvero rilanciare il sito produttivo e ricreare occupazione».

PARLANO I LAVORATORI
«Stanno tentando di far apparire i lavoratori della Scm - scrive il personale in assemblea permanente dallo scorso maggio - come persone irragionevoli, stupide o - peggio - senza voglia di lavorare dimenticando che da quasi un anno sono in assemblea permanente all'interno dello stabilimento, presidiando giorno e notte il loro posto di lavoro. Il piano industriale presentato è stato attentamente letto e commentato in ogni suo aspetto dai lavoratori nel corso di una assemblea alla quale erano stati invitati tutti. Il piano è stato respinto dai lavoratori perché non dava nessuna certezza sul futuro, perché parlava genericamente di poche assunzioni, tutte a tempo determinato e nell'arco temporale di ben quattro anni e di produzioni che sarebbero ricadute in quello stesso mercato, ormai saturo, dal quale la Scm era stata costretta ad uscire». «Quindi - proseguono i lavoratori - non siamo irresponsabili e avventati, ma pienamente coscienti. Abbiamo più volte auspicato la presenza delle istituzioni al nostro fianco e non saremo certo noi a dire di no a tavoli istituzionali che dovessero aprirsi sul caso, sperando però che si affrontino temi seri e concreti per il lavoro ed il nostro futuro».

giovedì 23 maggio 2013

Licenziamento illegittimo, Catalent condannata a reintegrare una lavoratrice

E' stato dichiarato illegittimo il licenziamento effettuato dalla società chimico-farmaceutica Catalent di Aprilia nei confronti di una lavoratrice. «Abbiamo contestato il provvedimento fin da subito - ha commentato Filctem Cgil Latina - denunciandone, attraverso l'avvocato Bellomo, l’infondatezza e ritenendolo pretestuoso e strumentale. Abbiamo dato pieno sostegno alla lavoratrice vittima di tale ingiustizia aggravata dalla condizione personale in quanto ragazza madre». «Alla base della sentenza - prosegue la segreteria Filctem - la sproporzione della sanzione aziendale rispetto alle motivazioni addotte nella contestazione disciplinare formalizzata alla stessa lavoratrice precedentemente al licenziamento stesso». Catalent è stata contestualmente condannata, oltre che alla reintegra nel posto di lavoro precedentemente occupato, a riconoscere alla lavoratrice una indennità pari alle mensilità dal giorno del licenziamento a quello del riassorbimento, al versamento dei relativi contributi assistenziali e previdenziali e alle spese nei confronti della parte ricorrente. «Nell’augurare un ben tornata e buon lavoro alla lavoratrice nostra iscritta - conclude Dario D’Arcangelis, segretario generale Filctem Cgil di Latina - vogliamo ricordare ai lavoratori che saremo sempre con loro contro ogni forma di ingiustizia».

mercoledì 22 maggio 2013

Acqualatina, Contratti di solidarietà per 156 lavoratori

“Contratto di solidarietà” per 156 lavoratori su circa 350 totali che ruoteranno su turni di 67 persone. E' questo quanto previsto dall'intesa firmata lunedì scorso da Acqualatina Spa, Femca Cisl, Uiltec Uil e Rsu aziendale (Filctem Cgil non ha siglato l'accordo, ndr). Contestualmente verrà aperta una procedura di mobilità per altre 25 unità che si agganceranno alla  pensione e riceveranno un incentivo economico all’esodo. Il contratto di solidarietà partirà dal primo luglio di quest’anno, avrà una durata di 24 mesi salvo eventuale proroga, interesserà soltanto lavoratori con la qualifica di impiegato e comporterà una riduzione di lavoro settimanale del 21,04% o del 28,05% a seconda dei vari ambiti lavorativi. La società si impegna ad anticipare ai lavoratori interessati dall’accordo il trattamento previsto dalla legge e pari all’80% nonché il corrispondente valore nominale del buono pasto qualora, non venisse erogato a causa della riduzione di orario per la mancata rotazione. All’incontro ha preso parte anche l’amministratore delegato della società Raimondo Besson che ha illustrato le motivazione che hanno spinto l’azienda ad annunciare gli iniziali 73 esuberi. Secondo Acqualatina l’esubero deriva da una profonda crisi di carattere economico e finanziario connessa ad un calo dei ricavi e al perdurare di problematiche legate agli incassi delle fatture emesse. Sempre in base a quanto spiegato dalla società, i crediti commerciali scaduti al dicembre dello scorso anno ammontano a 65 milioni di euro, pari al 10% dell’intero fatturato emesso da Acqualatina dall’inizio del 2002. A questo stato di cose l’azienda aggiunge anche un consistente calo dei volumi di acqua erogata a causa del contrarsi dei consumi delle famiglie colpite dalla crisi economica e il nuovo Metodo tariffario disciplinato dall’Autorità per l’energia elettrica ed il gas che ha determinato un forte calo dei ricavi già nel corso del 2012 e che dovrebbe accentuarsi ancor di più nel 2013. «Besson - ha spiegato la Femca Cisl Latina - ha parlato della necessità di una nuova organizzazione non più rigida ma modulabile secondo le esigenze contingenti, tracciando anche qualche scenario futuro legato ad una società in grado di incrementare la produttività e l’efficienza recuperando valore e competitività. Alla richiesta sindacale di adottare, così come è avvenuto in altre realtà, un modello che preveda la partecipazione dei lavoratori alla gestione societaria tramite un azionariato diffuso, l’amministratore delegato non ha chiuso la porta alla proposta sulla quale si potrà lavorare in futuro. Besson ha poi ricordato come il territorio gestito dall’Ato 4 Lazio Meridionale, possa vantare lungo le sue coste ben 5 Bandiere blu, un esempio dovuto al lavoro capillare e professionale degli uomini di Acqualatina nella depurazione delle acque». La mancata firma dell'intesa da parte di Filctem Cgil ha generato uno scontro tra le organizzazioni sindacali. 

L'INTERVENTO DELLA FILCTEM CGIL
«Abbiamo ritenuto opportuno non siglare l'accordo in quanto - spiegano i segretari Filctem Cgil Walter Cassoni e Silvestro Fiorin - Il criterio dominante delle esigenze tecnico-organizzative aziendali potrebbe non garantire una gestione equa nell’applicazione della riduzione d’orario individuale; la nostra richiesta di integrazione economica a copertura del 20% non coperto dalla prestazione Inps non è stata presa in considerazione; al momento risulta non quantificabile l’effettiva perdita economica individuale mensile in quanto la parziale non retribuzione di alcuni istituti contrattuali (ferie, malattia, legge 104, Previdenza complementare Fondoenergia e ticket) potrebbe anche raddoppiare la stessa; la garanzia circa il riconoscimento del ticket che il singolo lavoratore avrebbe perso per effetto della riduzione d’orario potrebbe venir meno data la tempistica e le modalità dello stesso; la controparte e il resto della rappresentanza sindacale hanno rigettato l’ipotesi di una validazione dell’accordo per mezzo di una votazione democratica dei lavoratori in una specifica assemblea».

LA RISPOSTA DELLA FEMCA CISL
«La mancata firma dell'accordo da parte della Cgil è un segnale delle riserve mentali di questo sindacato  - ha spiegato il segretario Femca Cisl Latina Roberto Cecere - Non è vero che i lavoratori subirebbero le perdite economiche descritte dalla Cgil in quanto l'accordo è stato calcolato proprio per recare il minor danno possibile anche grazie al recupero del buono pasto». 

giovedì 18 aprile 2013

Abbott e AbbVie, elette le rappresentanze sindacali unitarie

L'Abbott e l'AbbVie (società nata qualche mese fa da una scissione di ramo d'azienda della multinazionale americana) di Campoverde hanno rinnovato, nei giorni scorsi, le loro rappresentanze sindacali unitarie. Paliamo di due stabilimenti, due società diverse con ambiti e scopi produttivi differenti. L'AbbVie, diversamente da Abbott, è destinata ad entrare presto come terzista nel mondo farmaceutico aggiungendosi alle tante altre aziende del territorio che hanno intrapreso questa strada. Una scissione che non è stata indolore e che è passata attraverso una mobilità che ha colpito specialmente gli Informatori Scientifici del Farmaco. Questo clima di incertezza e di perplessità sul futuro ha pesato certamente sui risultati elettorali che, come primo elemento, hanno portato ad un significativo aumento percentuale degli elettori. Se infatti nel 2010 in Abbott solo il 50,5% degli aventi diritto aveva votato quest’anno, sommando il risultato dei due stabilimenti, è stato raggiunto il 66% degli elettori. In AbbVie l'Ugl elegge 7 Rsu e la Confail 2 mentre 6 sono quelli della Filctem, 5 della Femca e una della Uilcem. La Rsu Abbott sarà composta da 4 delegati Femca, 4 Filctem e 3 Ugl. A fronte dell' aumento di elettori la Femca Cisl, pur avendo incrementato voti e delegati eletti, non è riuscita ad intercettare questo nuovo elettorato che, in gran parte, ha scelto i sindacati autonomi. «Un risultato comunque importante - commenta Roberto Cecere, segretario Provinciale della Femca Cisl di Latina - e che arriva dopo un periodo piuttosto tormentato che ha visto l’espulsione di un dirigente Femca, poi passato ad altra organizzazione sindacale autonoma. Se quindi far pulizia al proprio interno, se il non accettare logiche clientelari anche pilotate dalla politica che hanno come fine solo quello del proprio tornaconto personale, significa non acquisire momentaneamente dei consensi, è un stato un prezzo che come Femca non abbiamo avuto paura di pagare. La rinnovata squadra Rsu di Abbott ed AbbVie che abbiamo messo in campo, e che ringraziamo sentitamente per il generoso lavoro svolto durante la campagna elettorale, è composta da donne ed uomini ben consapevoli del delicato momento che i due stabilimenti stanno vivendo e delle prove che tra non molto si troveranno ad affrontare. Sfide alle quali la Femca Cisl non si è mai sottratta quando in gioco ci sono il futuro dei siti produttivi e la sicurezza dei posti di lavoro».

lunedì 18 marzo 2013

Scm vuole ridurre gli stipendi del 15%, i sindacati sul piede di guerra

L'interno dello stabilimento
Ancora problemi alla Scm (ex Gambro) di Tor Tre Ponti (Latina), l'azienda specializzata nella produzione di prodotti biomedicali. Dopo che l’azienda ha annunciato di voler tagliare, a partire dal mese di marzo, l’importo netto dello stipendio dei propri dipendenti del 15% è infatti scattata la protesta dei sindacati. «Un’altra tegola si abbatte sui lavoratori - ha spiegato infatti il segretario della Femca Cisl Roberto Cecere - già provati dalle difficoltà di un’azienda che è subentrata alla Gambro dopo che la multinazionale svedese aveva chiuso la fabbrica e spostato altrove le proprie produzioni. Uno stabilimento che non è mai decollato, con piani industriali cambiati in corso d’opera e con le maestranze che stanno usufruendo di ammortizzatori sociali». «Proprio nei giorni scorsi - prosegue il sindacalista - è stato firmato in Regione un ulteriore accordo di cassa integrazione della durata di un anno, che riguarderà tutti i 61 dipendenti». La dichiarazione dell’azienda di tagliare le buste paga ha fatto scattare la reazione delle segreterie provinciali di Femca Cisl, Filctem Cgil, Uilcem Uil, Ugl Chimici che, in una nota comune, hanno chiesto un incontro urgente alla Scm diffidandola dall’effettuare il taglio degli stipendi, considerata una procedura anomala ed illegale. «E' l’ennesima forzatura che l’azienda compie verso i propri dipendenti - conclude Cecere - poiché, ad oggi, sono cinque le mensilità arretrate ancora da pagare oltre alla annunciata sospensione della 13esima e della 14esima mensilità». Una situazione ormai non più gestibile che ha indotto il sindacato provinciale ad intervenire duramente con la richiesta di chiarimenti ed un incontro ai quali seguirà una assemblea con tutti i lavoratori per decidere quali azioni intraprendere per ripristinare una corretta gestione dei rapporti, il rispetto della legge e, soprattutto, una normale e puntuale erogazione degli stipendi dei lavoratori.

giovedì 7 marzo 2013

Pozzi Ginori, la caduta a picco del settore accresce il rischio occupazionale

Mercoledì scorso presso la sede di Confindustria di Latina si sono riunite le segreterie territoriali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil e Ugl Chimici assistite dai rispettivi componenti della Rsu e la Direzione Aziendale Pozzi Ginori rappresentata da Ivano Bizzaro, Giuseppe Rinaldi, Eric Jauffret e Daniel Corouge. La riunione era stata programmata in vista della scadenza della cassa integrazione prevista per il 25 marzo. La Direzione Aziendale ha ribadito la drammaticità della situazione, visto lo stato del settore delle produzioni di ceramiche sanitarie, condizionato negativamente dall'andamento disastroso della edilizia residenziale, principale volano per i produttori di ceramica. Tutti i principali produttori del settore, si dividono fette di un mercato che richiede pezzi sempre più bassi e che prevede una ulteriore flessione per il 2013. In questo quadro non fa eccezione il gruppo Sanitec, con un meno 10% previsto quest'anno rispetto al precedente. Situazione ancora più complicata per lo stabilimento Pozzi di Gaeta dove si producono articoli di alta gamma nel settore, quelli che stanno risentendo in misura ancora maggiore la crisi. La Direzione Aziendale ha quindi confermato le previsioni negative già preannunciate nel precedente incontro del 10 febbraio, fissando il budget produttivo 2013 a soli 330.000 pezzi. Il riflesso negativo sull'occupazione si attesta quindi, secondo le stime aziendali, con un surplus di lavoratori per il 2013 che avrà un picco massimo di 130 unità. Un quadro sconfortante, che ha spinto le Organizzazioni sindacali a chiedere garanzie sulla 'tenuta' del sito produttivo di Gaeta che è tarato su un potenziale produttivo di quasi un milione di pezzi annui. A tale proposito è venuta l'unica nota timidamente positiva della giornata, in quanto l'Azienda ha confermato la volontà di Sanitec di non pensare ad un disimpegno, ma di voler considerare lo stabilimento del sud pontino come punto fermo della propria struttura produttiva. Pertanto ne ricapitalizzerà le perdite operative del 2012 (circa tre milioni di euro) ed investirà un ulteriore milione e mezzo di euro quest'anno, per riorganizzare la struttura della fabbrica adeguandola ai volumi di produzione previsti. La Rsu e le Segreterie Provinciali, unanimemente, hanno posto alla Direzione Aziendale alcune condizioni imprescindibili per poter pensare ad un possibile accordo. In particolare, pur riconoscendo la fase di totale emergenza in cui ci trova ad operare, hanno ribadito l'assoluta necessità di garantire una gestione trasparente ed equa della cassa integrazione per tutti i lavoratori coinvolti. Inoltre la delegazione sindacale ha chiarito in maniera definitiva la propria incrollabile volontà di prevedere un sostegno al reddito per i lavoratori coinvolti dalla cassa integrazione, con modalità e quantità da definire in un prossimo incontro fissato per il giorno19 marzo. Sindacato e Rsu incontreranno le maestranze in una assemblea il prossimo 14 marzo.