mercoledì 10 aprile 2013

Confindustria e sindacati insieme per fronteggiare la crisi economica

La conferenza stampa
«La crisi è presente in tutta Italia ma, nel territorio pontino, il colpo è troppo forte e non più sopportabile. Per questo motivo, già da qualche tempo, è stato avviato un dialogo con le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e Ugl con l’obiettivo di provare ad invertire l’attuale tendenza». E’ con queste parole che il presidente di Confindustria Latina Paolo Marini ha presentato, nei giorni scorsi, assieme a Cgil, Cisl, Uil e Ugl, l’iniziativa «Progetto per contrastare insieme la crisi». Il primo passo che si intende fare è quello di puntare ai fondi strutturali della Comunità europea. «Non possiamo immaginare di reagire in modo serio e risolutivo senza l’intervento delle istituzioni poiché la difficoltà che registriamo è spalmata non soltanto su tutti i comparti e i settori, ma anche sui diversi strati della società. Qui si tratta di occuparsi dell’intera comunità, dell’intero territorio, dell’intero sistema produttivo ed economico. Sappiamo che in Regione, ancora per poche settimane, saranno disponibili delle ingenti somme economiche stanziate dalla Comunità europea. Dobbiamo assolutamente coinvolgere gli interlocutori istituzionali preposti al fine di intercettare e far sì che queste risorse vengano destinate al recupero e al rilancio del nostro territorio. Non possiamo permetterci di perdere questa opportunità, ed ecco perché abbiamo stabilito di richiedere nei prossimi giorni, un incontro urgente al presidente della Provincia di Latina Armando Cusani e al presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, affinché si attivino tutte le azioni tese all’utilizzo delle risorse ancora disponibili a sostegno dell’economia locale». Il passo successivo sarà quello di dar avvio a tavoli settoriali (metalmeccanico, alimentare, chimico e farmaceutico, turismo) al fine di esaminare più da vicino proposte operative che interessino le aziende ed i rispettivi lavoratori. Contestualmente si studieranno misure idonee al fine di agevolare l’assunzione dei giovani mettendo in campo tutte le possibili azioni che diano una spinta alla ricerca e allo sviluppo. Allo stesso modo saranno sostenute tutte quelle iniziative volte ad incoraggiare l’organizzazione di nuove filiere di reti di impresa. Presso la sede di Confindustria sarà inoltre aperto uno sportello che avrà la funzione di un vero e proprio centro di ascolto a sostegno delle aziende e degli imprenditori in difficoltà per non fargli sentire il peso della crisi. Altra importante leva è, infine, quella della formazione ed in particolare la possibilità di promuovere attività formative a costo zero per l’azienda e per i lavoratori attraverso l’ente bilaterale Fondimpresa. «Tutti questi interventi vanno a costituire una terapia d’urto - prosegue il presidente Marini, sostenuto dal direttore Viceconte - Una terapia fatta di azioni contestuali e simultanee che diano la priorità alla questione lavoro, grande emergenza della nostra provincia e del nostro Paese». Il presidente di Confindustria Latina ricorda inoltre che «servono interventi immediati, durevoli, coraggiosi e incisivi per sopravvivere alle profonde ferite lasciate dalla crisi».

L'INTERVENTO DELLE PARTI SOCIALI
«Sono circa 1.200 le unità espulse dal mondo del lavoro - ha spiegato il segretario generale Cgil Anselmo Briganti - Di fronte ad una situazione così drammatica è indispensabile creare una cabina di regia tra Confindustria e organizzazioni sindacali a sostegno delle aziende in difficoltà. Gli obiettivi su cui sarebbe opportuno puntare riguardano la riduzione dell’Imu, la detassazione delle nuove assunzioni, la riduzione della burocrazia e la realizzazione di progetti culturali sulla scia di quanto fatto nella Germania dell’Est con il riutilizzo delle fabbriche in luoghi dedicati all’arte e la rioccupazione di circa 20mila lavoratori». «E’ anche importante agire sulle situazioni di emergenza - ha proseguito il segretario Ugl Maria Antonietta Vicaro - come la cassa integrazione in deroga autorizzata ma non ancora concessa per via di cavilli burocratici e la detassazione che è in attesa del decreto attuativo. Occorrono inoltre progetti pilota per rilanciare l’occupazione giovanile». «Crediamo fortemente in questo progetto - ha aggiunto Ewa Blasik della Cisl - In contemporanea dobbiamo però lavorare anche sulla contrattazione di secondo livello e l’accesso al credito. Si deve poi fare il possibile per creare l’humus positivo capace di attrarre finanziamenti». «Sentiamo addosso il peso di una crisi che sta affossando il nostro territorio - ha concluso il segretario Uil Luigi Garullo - Latina è in una situazione peggiore rispetto alle altre province del Lazio proprio per la sua peculiarità industriale. Occorre un piano straordinario per l’occupazione. Eliminando consulenze, baronati e privilegi si possono liberare risorse immense».
(Fonte: Quotidiano La Provincia)

martedì 9 aprile 2013

Pagamenti della Pubblica amministrazione, escluse le aziende con meno di 20 addetti

A quanto ammontano i pagamenti arretrati che la Pubblica amministrazione deve onorare alle imprese italiane? La domanda è sollevata dalla CGIA di Mestre che, dopo aver analizzato la Relazione della Banca d’Italia presentata nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati, ha scoperto che i 91 miliardi di euro che l’Istituto di via Nazionale ha stimato in questo rapporto sono stati calcolati attraverso un’indagine campionaria condotta solo sulle imprese con più di 20 addetti. «Ciò vuol dire che le aziende con meno di 20 addetti – segnala il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi - che rappresentano il 98% del totale delle imprese presenti nel nostro Paese, non sono state monitorate. Pertanto, i 91 miliardi di debiti in capo della Pubblica amministrazione sono decisamente sottodimensionati, visto che non tengono in considerazione gli importi che le piccole e micro imprese devono incassare dallo Stato centrale e dalle Regioni e gli Enti locali. Nonostante siano centinaia di migliaia i commercianti, gli artigiani e i piccoli imprenditori che forniscono materiali o servizi, eseguono manutenzioni o ristrutturazioni in moltissimi Comuni, nelle scuole o negli ospedali, a queste imprese non è riconosciuta nemmeno la dignità statistica». Oltre al mancato monitoraggio delle aziende con meno di 20 addetti, la CGIA sottolinea che nella indagine redatta dalla Banca d’Italia non sono incluse neppure le imprese operanti nei servizi sociali e sanitari che, come sottolinea la Relazione stessa, sono attività che intrattengono scambi commerciali intensi con le Amministrazioni pubbliche. Inoltre, l’indagine è relativa al 31 dicembre 2011, quindi è presumibile che ad oggi l’importo complessivo del debito sia cresciuto di qualche miliardo. «In un Paese civile – conclude Bortolussi – che credibilità può avere un debitore se non conosce nemmeno l’ammontare esatto dei soldi che deve ai suoi creditori? Per questo chiediamo al Governo o al Ministero dell’Economia di attivare la Ragioneria Generale dello Stato, affinché sia data una stima meno approssimativa di quella attualmente in circolazione. Se in tempi ragionevoli sarà possibile effettuare un nuovo monitoraggio, è molto probabile che il debito della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese lieviti tra i 120/130 miliardi di euro». Infine, in vista dell’approvazione del decreto che dovrebbe sbloccare una parte di questi debiti arretrati, la CGIA ricorda che è necessario che lo smobilizzo sia accompagnato dall’impegno dei destinatari di questi pagamenti a saldare in tempi rapidissimi gli arretrati accumulati nei confronti dei propri subappaltatori/subfornitori. Solo così tutto il sistema produttivo potrà beneficiare di questa nuova ondata di liquidità.

lunedì 8 aprile 2013

Selex, la riorganizzazione del Gruppo porterà oltre mille esuberi in tutta Italia

Si è tenuto la scorsa settimana presso l'Unione industriali di Roma l’incontro tra i vertici della Selex Es (Gruppo Finmeccanica) e le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm e Ugl Metalmeccanici per discutere del piano industriale della nuova realtà nata il primo gennaio di quest’anno dopo la fusione delle tre Selex (Galileo, Sistemi Integrati, Selex Elsag). Parliamo di un Gruppo che complessivamente raggruppa circa 20.000 lavoratori in Italia e all’estero. In particolare per quanto riguarda la fabbrica di Cisterna, dove lavorano più di 540 lavoratori attualmente in cassa integrazione (situazione derivante dal precedente progetto di fusione tra Selex Communications e Selex Elsag, ndr), l’azienda ha comunicato che il sito rimarrà strategico per quanto riguarda la produzione e la logistica. Per quanto concerne le altre realtà è invece prevista una riorganizzazione che vedrà la chiusura con relativo accorpamento su altre sedi di circa 22 siti, su un totale di 48 in Italia. Inoltre l’azienda ha annunciato esuberi pari a 1098 lavoratori indiretti e 840 diretti che saranno in parte gestiti con la mobilità volontaria già in essere per 810 lavoratori e per il resto con ulteriore procedura di cassa integrazione straordinaria da definire nei prossimi giorni. A Cisterna verranno dunque trasferite attività attualmente in essere presso lo stabilimento Selex Galileo di Pomezia, in particolare puntando sulla produzione Smt e sui sistemi avionici e riparazione, Iff civile, Prototipi e Meccanica. «La Selex Es che ha dichiarato di voler puntare su Cisterna per migliorare le  situazioni di eccellenza per produzione e logistica - spiega il segretario provinciale Ugl Maria Antonietta Vicaro - ha comunque rappresentato una serie di problematiche a livello nazionale che, visto lo stallo del Governo e la riduzione delle risorse, potrebbero tradursi in disagi finanziari. Gli esuberi che ormai da tempo riguardano i lavoratori indiretti e che hanno prodotto pesanti ricadute economiche sulle buste paga di alcuni lavoratori, dovranno essere gestiti in termini diversi rispetto a quelli precedenti».

Pfizer, mobilità per 192 informatori scientifici: assemblee in tutta Italia

Si sono concluse nei giorni scorsi le assemblee degli Informatori Scientifici del Farmaco della Pfizer Italia srl organizzate dalle segreterie provinciali di Latina di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uilcem Uil e Ugl Chimici, dopo l'annuncio della multinazionale dell'apertura di una procedura di mobilità per 192 unità. L'azienda ha motivato la decisione con le scadenze dei brevetti, il contenimento dei costi, il drastico taglio delle spese da parte del Sistema Sanitario Nazionale, la necessità di riorganizzare la propria struttura, il fatturato pro capite basso. Il sindacato ha chiesto a Pfizer di ridurre i numeri della procedura, di spalmare gli esuberi su tutte le Business Unit e di prendere in considerazione forme di ammortizzatori sociali alternativi alla mobilità. «Una situazione che si annuncia complicata e che colpirà in modo pesantissimo questo settore della società considerando che i 192 esuberi annunciati rappresentano oltre il 70% del personale abitualmente impiegato - ha commentato il segretario  Femca Roberto Cecere - E' stato dichiarato lo stato di agitazione e i lavoratori si sono detti pronti a supportare le azioni che la rappresentanza sindacale unitaria e le segreterie provinciali intenderanno intraprendere affinché la vertenza trovi sbocchi accettabili per tutti». Questa di Pfizer è l'ultima procedura di mobilità in ordine di tempo che si è aperta e segue di poco quelle che hanno già colpito quest'anno altri gruppi importanti quali la Bracco con 111 esuberi dichiarati o la Bristol Myers Squibb con 246 addetti, ma anche entità più piccole come Rottapharm con 34 persone, Pharmantis e Takeda con 35. Anche Janssen ha fatto la sua parte dichiarando, a fine marzo, l'intenzione di licenziare 41 informatori. Un elenco lunghissimo che negli ultimi cinque anni ha prodotto oltre 7000 posti di lavoro in meno nel settore. «Diventa sempre più complicato gestire la vertenza di questi lavoratori a livello aziendale poiché le criticità di questo settore coinvolgono attori e situazioni molto più complesse ad impatto nazionale - prosegue il segretario provinciale della Femca Cisl di Latina - E' quindi necessario che la categoria serri ancor di più le fila e dia vita ad iniziative di mobilitazione capaci di calamitare l'attenzione delle loro vertenze facendole uscire dai vari ambiti territoriali. Creare una sinergia con i livelli nazionali del sindacato aiuterebbe ad individuare una soluzione anche coinvolgendo Farmindustria e le Istituzioni con iniziative volte ad un recupero di queste professionalità. Come Femca Cisl riteniamo che il settore farmaceutico sia fondamentale per la crescita e l'occupazione qualificata del nostro Paese e proprio per questo stiamo chiedendo al Governo misure a sostegno di una politica industriale per il suo rilancio che si basi su ricerca ed innovazione, su investimenti, sulla valorizzazione dei brevetti, ma anche su un sistema normativo che riconosca il valore industriale del comparto farmaceutico».

Delocalizzazione, in 11 anni oltre il 65% delle imprese italiane si è trasferito all'estero

Se in questi ultimi anni la crescita del numero delle aziende interessate dal fenomeno della delocalizzazione è stato abbastanza contenuto, + 4,5% tra il 2008 ed il 2011, nell'arco temporale che va dal 2000 al 2011, invece, l'incremento è stato molto consistente: +65%. Alla fine del 2011 ammontavano a poco più di 1.557.000 i posti di lavoro creati da queste aziende oltre confine. «Premesso che in questi ultimi decenni la delocalizzazione produttiva ha interessato tutti i Paesi più industrializzati del mondo - sottolinea il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi - fare impresa in Italia è molto più difficile che altrove. Le tasse, la burocrazia, il costo del lavoro, il deficit logistico-infrastrutturale, l'inefficienza della Pubblica amministrazione, la mancanza di credito e i costi dell'energia rappresentano degli ostacoli spesso insuperabili che hanno indotto molti imprenditori a trasferirsi in Paesi dove il clima nei confronti dell'azienda è più favorevole». Il Paese più attrattivo per i nostri imprenditori è la Francia: sono 2.562 le aziende italiane che hanno trasferito una parte della propria filiera produttiva nel paese Transalpino. «Un elemento di forte richiamo - prosegue Giuseppe Bortolussi - è la certezza del diritto. In Francia, ad esempio, i tempi di pagamento sono più puntuali e più rapidi di quanto avviene da noi. La giustizia francese funziona e chi non paga viene perseguito e sanzionato. Senza contare che i tempi di risposta delle autorità locali sono strettissimi, al contrario di quanto succede in Italia dove l'unica certezza sono i ritardi che accompagnano quasi ogni pratica pubblica». Dopo la Francia, tra i Paesi che hanno attratto gli interessi delle nostre imprese troviamo gli Stati Uniti (2.408 aziende), la Germania (2.099 imprese), la Romania (1.992 unità produttive) e la Spagna (1.925 aziende). La Cina è al settimo posto, con 1.103 imprese italiane che hanno scelto di proseguire la propria attività produttiva in estremo oriente. Le Regioni più investite dalla "fuga" delle proprie aziende verso l'estero sono quelle del Nord. In Lombardia se ne contano 9.647, in Veneto 3.679 in Emilia Romagna 3.554 e in Piemonte 2.806. Messe tutte assieme costituiscono oltre il 72% del totale delle imprese che hanno lasciato il nostro Paese. «La delocalizzazione - conclude Bortolussi - ha una valenza economica, ma anche sociale e politica. Se da un lato la delocalizzazione tende ad aumentare la competitività di un'attività produttiva, dall'altro si corre il rischio di far crescere la disoccupazione nell'area in cui ha origine. Ciò rischia di avvenire se i lavoratori fuoriusciti dalle attività produttive non sono reimpiegati in altre attività presenti in loco. Visto che la delocalizzazione ha investito soprattutto le Regioni italiane dove il tasso di disoccupazione è ancor oggi tutto sommato abbastanza contenuto, possiamo dire che questo fenomeno non ha dato luogo a grossi problemi occupazionali». Quali sono i settori più interessati da questo fenomeno? Quasi un'impresa su due (48,3% del totale) opera nel commercio all'ingrosso (in valore assoluto sono 13.124 aziende). Si tratta, ad esempio, di attività legate agli intermediari del commercio, del commercio all'ingrosso di prodotti alimentari e bevande, di apparecchiature high-tech e di altri macchinari e attrezzature. Attività prevalentemente costituite dalle filiali commerciali di imprese manifatturiere. Segue l'industria manifatturiera (28,6% del totale) e la logistica (6,2% del totale).

(Nota: in questa elaborazione sono state considerate solo le attività produttive con un volume di affari all'estero superiore ai 2,5 milioni di euro. In base alle dimensioni di impresa definite dall'Ue, in questa analisi non sono ricomprese le imprese con meno di 10 addetti)

venerdì 5 aprile 2013

Emergenza abitativa, la protesta delle famiglie sfrattate

E' davvero alto il livello di disperazione delle famiglie indigenti a rischio sfratto della provincia di Latina che, martedì e mercoledì scorsi, hanno allestito una tendopoli sotto il comune di Latina per protestare contro l’emergenza abitativa. «Sono anni che combatto contro le istituzioni. Nonostante sono prima nella graduatoria per le case popolari mi trovo ancora senza un tetto sotto cui vivere - ha spiegato Giuseppina Di Principe, a cui è stato comunicato lo sfratto per il prossimo 31 maggio - Ho problemi di salute, tre figlie malate e un compagno agli arresti domiciliari per mancato mantenimento alla ex moglie. Al nostro caso si è interessato anche il Presidente della Repubblica ma l’amministrazione non è ancora stata in grado di trovare una soluzione». «E’ dal mese di ottobre che continuo a scontrarmi con l’assessorato ai Servizi Sociali del comune di Latina - ha aggiunto Anastasia Adinolfi, una donna con una figlia minorenne che verrà sfrattata dalla propria abitazione il prossimo 11 aprile - Mi avevano invitato a cercare un appartamento privato promettendomi di pagarmi l’affitto. Dopo aver inviato loro tre preventivi, così come richiesto, il Comune si è detto disponibile a saldare solo i primi tre mesi». «E’ dal 2005 che chiedo un alloggio - ha concluso Mohamed, tunisino di origine ma cittadino italiano a tutti gli effetti - Ho una famiglia di tre figli e vedo consegnare alloggi a persone in situazioni meno disperate della mia. E’ una vergogna!». Intanto nel pomeriggio di mercoledì scorso una delegazione composta da alcuni dei membri delle associazioni che hanno organizzato la protesta (Valore Donna, Dignità Sociale, I Cittadini contro le mafie e la corruzione e molte altre) sono state ricevute dal sindaco Giovanni Di Giorgi. «Il Comune di Latina continuerà a monitorare i casi che saranno sottoposti alla nostra attenzione - ha affermato il sindaco Giovanni Di Giorgi – cercando di rafforzare le politiche sociali e fornire il massimo sostegno possibile, come del resto già attuato con grande impegno dall’assessorato ai servizi sociali». Il Sindaco si farà quindi promotore di un’azione verso il Governo nazionale e regionale chiedendo al presidente del Consiglio Mario Monti e al presidente della Regione Nicola Zingaretti di attivarsi sia per prevedere la proroga di almeno un anno degli sfratti sia, in ambito regionale, per fare in modo che l’Ater possa essere parte attiva di un’azione di sostegno alle famiglie colpite da problemi abitativi. «I fondi stanziati per le famiglie bisognose che rischiano lo sfratto di cui parla il Comune - specifica Valentina Pappacena di Valore Donna - riguardano le famiglie al primo sfratto (in questo momento stiamo invece parlando di casi che vanno avanti ormai da tempo) e poi sono soldi che vengono dati ai padroni di casa, ma solo dietro richiesta delle buste paga da parte delle famiglie morose. Il problema è che nessuna di queste famiglie è in grado di esibire la busta paga e tantomeno nessuno è in grado di potere continuare a pagare gli affitti una volta che si è consumato il fondo stanziato dai servizi sociali perché si tratta di persone che non riescono a trovare lavoro, in cassa integrazione o licenziate». A seguito dell’incontro le associazioni che hanno organizzato la protesta hanno interrotto il presidio e smobilitato i gazebo da piazza del Popolo. Ma sono pronte a ripartire con la loro battaglia qualora non venissero mantenuti gli impegni presi dalle istituzioni locali.

giovedì 4 aprile 2013

Cassa integrazione in deroga, necessario lo sblocco al più presto

Problemi a non finire per i numerosi cassintegrati della provincia di Latina e, più in generale, del Lazio. Oltre ai già noti disagi legati all’incertezza degli stanziamenti per il prosieguo della cassa integrazione in deroga, i lavoratori della provincia di Latina stanno infatti vivendo un ulteriore dramma. Al momento mancano infatti le determine firmate dai funzionari della regione Lazio necessarie a sbloccare i 38 milioni di euro stanziati dal ministro Fornero in accordo con la regione Lazio per la copertura parziale del 2013. Denaro che è stato stanziato per dare sostegno economico alle maestranze comprese all’interno dei circa 1.200 accordi stretti tra sindacati e aziende a partire da gennaio 2013. «La questione appare sempre più difficile da risolvere - ha spiegato il segretario Ugl Maria Antonietta Vicaro - Prima ci siamo dovuti scontrare con un ritardo nella pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto. Dopo la pubblicazione, avvenuta il 20 marzo, ora siamo costretti ad attendere la nomina del nuovo funzionario del Settore Lavoro che dovrebbe vistare le determine in attesa delle firme». A tutto ciò si aggiungono le problematiche che riguardano l’Inps non più nelle condizioni di anticipare ai lavoratori per i primi 4 mesi. Un disagio che vede molti dipendenti senza un sostegno economico ormai da gennaio. «Se consideriamo che molti di loro sono a zero ore - continua la sindacalista - è evidente che stiamo andando incontro all’emergenza sociale». La sindacalista dell’Ugl fa inoltre notare come i dipendenti di alcune realtà, tra cui è possibile ricordare Gial, Imp (ex Icom), Cm Latina e Allufer, siano ancora in attesa delle spettanze del 2012. «Chiediamo alla nuova Regione di accelerare i tempi di definizione delle nomine dei nuovi funzionari - prosegue Maria Antonietta Vicaro - Siamo ormai in emergenza continua e, se non riusciamo neanche più a garantire il parziale sostegno economico, si rischia di mettere a rischio migliaia di persone. Oltre ai prossimi stanziamenti in discussione al Governo chiediamo che su quanto già stabilito, si velocizzino i tempi».